STORIA E GEOGRAFIA
Contrariamente a ciò che rimanda nome Isola di Capo Rizzuto non è in realtà un’isola, ma è situata su un promontorio che domina l’Area Marina Protetta una delle più grande del Mediterraneo, che si trova fra il Parco della Sila e il Mare. Probabilmente fu fondata dai japigi, un popolo proveniente dal Nord Africa intorno al 1200 a.c. Furono proprio i japigi a nominare i promontori del circondario, oggi Capo Rizzuto, Capo Cimiti e Le Castella, anticamente riconosciuti come il “Promontorium Japigium”. Il nome Asylon (Isola) una terra sacra dove veniva concesso asilo ad alcuni prigionieri e perseguitati politici comincia a circolare intorno al X secolo, quando il territorio diviene diocesi suffraganea di Santa Severina al tempo dell’imperatore d’Oriente Leone VI il Filosofo (886- 912). Dunque il significato originario richiama il molto più concetto di asilo e non quello di Isola. Famosa soprattutto per la frazione di Le Castella; dove è collocata la fortificazione di origine aragonese circondata dal mare, Isola è circondata dalle spiagge delle diverse località intorno che rendono il paesaggio mozzafiato, senza dimenticare il polmone verde rappresentato dalla pineta del Sovereto che finisce sulla spiaggia dei gigli. Nativo di Le Castella fu Giovanni Dionigi Galeni (1519), noto alle cronache storiche come l’ammiraglio ottomano Uluç Alì Pascià, che in italiano diviene “Uccialì”.
Nato cristiano, divenuto schiavo dell’impero ottomano per effetto della terribile pratica di reclutamento dei turchi, noto come devşirme (letteralmente raccolta, scelta) in cui i giannizzeri rapivano i fanciulli dei territori cristiani per renderli prima schiavi del sultano e poi da lì reclutare la classe dirigente; anche Uccialì, come molti altri bambini ormai divenuti uomini, fece carriera alla corte del Gran Signore.
Fu l’unico fra i comandanti ottomani a sopravvivere alla Battaglia di Lepanto riportando in salvo alcune navi, in seguito a ciò fu onorato dal sultano Selim II e nominato qapūdān pascià.
LA LEGGENDA
Omero narra che la nave di Ulisse nel suo ritorno verso Itaca, dopo varie peripezie partì dall’isola di Trinacria ma colpita da un fulmine naufragò. Solo Ulisse riuscì a salvarsi. Aggrappato ad un albero fu trascinato dalla corrente attraverso lo Stretto e sfuggì al gorgo di Cariddi e dopo nove giorni fu spinto naufrago nell’isola di Ogigia (l’ombelico del mare), situata nel più remoto occidente, dove fu accolto dalla ninfa Calipso (colei che nasconde), figlia di Atlante e di Pleione.
La ninfa viveva in un antro attorniato da un folto bosco sacro, dove svettavano pioppi, olmi e cipressi e nidificavano il gufo, lo sparviere e la cornacchia. Vicino cresceva la vite e quattro sorgenti perenni mantenevano sempre verdi i prati con erbe e fiori. Secondo la narrazione Ulisse rimase nell’isola alcuni anni poi, rifiutando l’immortalità, costruì con gli alberi una zattera e prese il mare per Itaca.
Nei secoli in molti hanno cercato di collocare nella geografia reale l’isola di Calipso., fra le ipotesi c’è chi ha individuato quel remoto occidente nell’arcipelago al largo di Le Castella.