STORIA E GEOGRAFIA
In passato si è chiamata Belvedere di Levante, di Terra Giordana o Malapezza, da un feudo rustico poco distante. Il nome attuale fu assunto nel 1863, quando un regio decreto aggiunse alla prima parte, di chiara origine, la specificazione che, riferita al vicino abitato di Spinello (detto anche Monte Spinello), è un derivato di “spina”, col suffisso -ellu. Nel corso del XV secolo, vi si insediarono delle colonie albanesi. Compresa nel principato di Cerenzia fin verso la metà del Quattrocento, in seguito registrò diversi passaggi di proprietà: possedimento dei Riario, dei Carafa, degli Spinelli e dei Lucifero, dall’inizio del XVII secolo appartenne ai nobili casati dei Barbaro, dei Rota, degli Sculco e dei Giannuzzi-Savelli. Ottenne l’autonomia comunale dopo la Repubblica Partenopea. Con la creazione, nell’Ottocento, della nuova provincia di Reggio di Calabria, fu assegnata a quella di Catanzaro, passando poi alla provincia di Crotone. Sotto il profilo storico-architettonico interessanti sono: le chiese parrocchiali dei due nuclei abitati, costruite nel XVII-XVIII secolo, con segni di rimaneggiamenti ottocenteschi; la chiesa di Santa Maria della Scala, con annesso un eremo rupestre; i ruderi di un seicentesco convento degli agostiniani; il palazzo Pignatelli; le sepolture “a grotticelle”, sul monte Castello; la masseria Polligrone, realizzata dalla famiglia Barracco, nel XIX secolo.
LA LEGGENDA
La leggenda del salto del brigante,“repulinu”, che saltò la timpa o della campana del brigante, viene tramandata in gran parte del territorio Crotonese ed è collegata alla Madonna della Candelora, che si venera nella chiesa di Altilia.
La timpa del Salto è il nome del dirupo che si trova sulla superstrada 107 nei pressi di Belvedere Spinello.
Tutto ebbe inizio il 24 luglio del 1864 quando 24 Briganti trovandosi nei pressi di Roccabernarda, sul fiume Tacina, rubarono le mandrie al sig. Albani.
La banda fu inseguita dai carabinieri e dopo vari combattimenti in tanti vennero uccisi o catturati, tranne uno, probabilmente il capobanda, si trovò davanti ad un dirupo combattuto se saltare o farsi uccidere. Scelse di saltare, ma prima di buttarsi dalla rupe pregò la Madonna di Altilia, che lì davanti aveva il santuario: “Maria d’Altilia, salvami tu! Ti farò io la campana che manca alla tua chiesa!” E si buttò.
Fu un vero e proprio miracolo, arrivato in fondo al dirupo continuò a correre ringraziando la Vergine che lo aveva liberato dalla morte. Come ringraziamento fece fondere la campana a sue spese, infatti quella campana viene ancora conosciuta come la “campana del brigante”.
Alcuni narrano che la Madonna della Candelora avesse un proiettile di fucile nel petto fino al 1995 prima della restaurazione, perché aiutò il brigante a ripararsi dai colpi di fucile.